Il Confine Orientale - Giornata del Ricordo

30 aprile 1944, strage nazifascista per rappresaglia sulla strada Postumia/Fiume: 286 morti, vecchi, donne e bambini, case incendiate.

luglio 1944, strage di Malga Pramosio (Timau UD-19 a 3), ai confini con l’Austria ad opera di alpini fascisti italiani comandati da un tenente tedesco, e guidati da una spia slovena : 22 morti con una donna incinta e tre ragazzini di 12 anni, più 40 morti fra Paluzza e Sutrio, ad opera dello stesso reparto.

19 ottobre 1944, incontro Togliatti e Kardelj (membro dell’Ufficio Politico del CC del Partito Comunista Jugoslavo), che favorì la creazione in quei territori, di un “Regime democratico e progressivo”, e auspicò la collaborazione con la resistenza slovena e il passaggio operativo delle unità partigiane italiane nell’esercito jugoslavo di liberazione, passaggio che avvenne effettivamente, almeno per quanto riguarda la Divisione Garibaldi “Natisone”, organizzata in tre Brigate forti di 1500 uomini, nella notte di Natale del 1944, inquadrata nel IX Corpus Sloveno (perse subito la sua autonomia operativa e fu allontanata il più possibile dal confine italiano).

Autunno 1944, furono proclamate due insurrezioni contro i nazifascisti, una dai partiti del CLN senza i comunisti, e l’altra dai comunisti italiani e titini, con una radicalizzazione gravissima dello scontro ideologico, che si aggiunse al conflitto pregresso, tra libertà dei territori e nazifascismo. Nel corso del 1944 si affacciarono nell’area istriana e giuliana, truppe Cetniche, formate da volontari serbi e montenegrini al servizio dei tedeschi, in funzione antipartigiana, provenienti dalla Lika e dalla Bosnia.

Gennaio 1945, formazione del presidio di Ravosa (UD-20e5), per iniziativa di Bersanti, futuro primo presidente della regione Friuli Venezia Giulia, con elementi della I^ Brigata Osoppo e militi della Repubblica di Salò, con lo scopo di “proteggere il territorio dalle scorrerie degli occupanti cosacchi” (al servizio dei tedeschi), e in previsione di azioni contro le formazioni partigiane jugoslave che avanzavano da est, verso il confine.

7 febbraio 1945 a Porzus (a nordest di Udine), eccidio dei partigiani della Osoppo da parte di partigiani garibaldini, 21 morti tra cui il fratello di Pier Paolo Pasolini. Risposta al presidio di Ravosa (posto sulla direttrice Udine Attimis tra Povoletto e Attimis, a una decina di km da Udine), descritto sopra. Il gravissimo fatto evidenzia che: 1) l’unità della Resistenza, non fu un dato scontato e pacifico, ma lasciò spazio a durissimi scontri interni; 2) che i contrasti in questa zona particolare del paese, investì la questione nazionale e diede spessore alle contraddizioni dell’alleanza tra il partito comunista e le altre formazioni antifasciste; 3) che le pretese espansionistiche dei partigiani di Tito, punitive verso l’Italia fascista, assunsero nell’area aspetti dirompenti, anche per la “simpatia” dei rappresentanti del Partito Comunista Friulano, in contraddizione con la linea ufficiale del PCI dopo la svolta di Salerno, del marzo 1944. In proposito Claudio Pavone individuò nella lotta tre livelli: di liberazione nazionale contro i nazisti, di guerra contro i fascisti e la dittatura, per la libertà, di classe contro i vecchi “padroni” che ritornavano ad affacciarsi con la fine della guerra a fianco degli angloamericani e in applicazione di uno spirito internazionalista dettato dall’esperienza dei russi.

Nonostante queste gravi difficoltà di dialogo, l’unità delle forze antifasciste, nel suo insieme, non fu compromesso e continuò ad operare un coordinamento, anche se restarono reciproci sospetti sul dopoguerra.

7/11 febbraio 1945, a Yalta, Stalin, Churchill, e Roosevelt, decidono le aree di influenza per il dopoguerra. Per l’Italia previsti importanti sacrifici territoriali sul confine orientale.

Primavera 1945, Milovan Gilas e Kardelj, furono inviati da Tito in Istria, con il compito di indurre tutti gli italiani ad andare via, usando pressioni di ogni tipo. E così fu fatto come da dichiarazioni di Gilas fatte nel dopoguerra quando fu perseguitato e imprigionato da Tito.

29 e 30 aprile 1945, la zona di Basovizza si trovò al centro di furiosi combattimenti tra le formazioni iugoslave della IV Armata, che puntavano sulla città di Trieste e le unità tedesche che la stavano abbandonando. Sul campo rimasero molti caduti, da una parte e dall’altra, carcasse di cavalli e diverso materiale militare. Secondo alcune testimonianze il terreno fu immediatamente sgomberato precipitando gran parte del materiale (comprese salme di militari tedeschi) nella voragine della foiba.

1 maggio 1945 il IX Corpus di Liberazione iugoslavo (parte della IV Armata dell’esercito popolare iugoslavo). Trieste rientra nell’area di espansione iugoslava. Si verificano episodi gravissimi di intolleranza contro tutto ciò che rappresentava l’italianità. Nei primi giorni di maggio, la zona di Basovizza fu attraversata dalle colonne di prigionieri italiani, tedeschi, slavi collaborazionisti, e di civili, catturati a Trieste e destinati ai processi sommari e ai campi di concentramento allestiti all’interno della Slovenia (in particolare Goli Otok – Isola Calva, e Boroviza).

2 maggio 1945, entra a Trieste il contingente alleato angloamericano.