Il Confine Orientale - Giornata del Ricordo

1922, facinorosi nazionalisti incendiano la Camera del Lavoro in via Madonnina a Trieste. A partire dalla presa del potere del fascismo, nell’area giuliana, istriana, e dalmata, si instaura una politica antislava tesa a snazionalizzare le minoranze slovene e croate, con deportazioni in massa, deferimento al tribunale speciale, con numerose condanne a morte di irredentisti slavi. Si acuiscono atmosfere e sentimenti di vendetta, rinfocolate dall’appoggio fascista agli Ustascia croati, Domobranzi sloveni, di stampo fortemente nazionalista antiserbo e antipopolare, che diventeranno tristemente famosi nel periodo di occupazione nazista e fascista della Slovenia, Croazia e Serbia, nel corso della II Guerra Mondiale. Istituzione del campo di concentramento di Gonars (UD-33B2), per civili sloveni e croati.

27 gennaio 1924, Patto di Roma, Fiume passa all’Italia.

1927, viene varato da Mussolini il decreto per modificare i cognomi stranieri in “forma italiana”.

5/6 aprile 1941 invasione della Iugoslavia da parte di Italia e Germania. Annessione al Regno Italiano della provincia di Lubiana (Laibach tedesca, Ljubljana slovena). Emilio Grazioli, federale di TS prese possesso di Lubiana il 17 aprile, proclamata provincia italiana il 3 maggio. Dal 4 maggio assunse il titolo di Alto Commissario della Provincia di Lubiana. Vi resterà fino al giugno 1943, poco prima della sostituzione dell’occupazione italiana con quella tedesca. In questa occasione Hitler ebbe a dire “Rendetemi questa terra di nuovo tedesca”, dando così il via ad una meticolosa pulizia etnica (ancora oggi a Lubiana vive una cospicua minoranza etnica tedesca).

19 aprile 1942 il generale Mario Roatta in una circolare dedicata al trattamento da riservare ai “ribelli” e alla popolazione che li appoggia, contemplava l’incendio di interi villaggi, la deportazione degli abitanti, il fermo e la fucilazione di ostaggi. Diffusa tra gli sloveni la frase “gli italiani sono diventati peggiori dei tedeschi”.

31 luglio 1942 a Gorizia summit di Mussolini con i capi di Stato Maggiore e i comandanti delle unità impegnate nello scacchiere jugoslavo. Fu delineata la possibilità della “pulizia etnica” ipotizzando di “sostituire” i civili sloveni da deportare, con le famiglie di italiani feriti o caduti in guerra. Mussolini confermò quanto detto alla Camera dei fasci il 10 giugno 1942 (2° anniversario di guerra), che “quando l’etnia non va d’accordo con la geografia è l’etnia a muoversi”, e che quindi “gli scambi di popolazione e l’esodo di parti di essa sono provvidenziali perché portano a far coincidere i confini politici con quelli razziali”.

4 agosto 1942 il generale Mario Robotti dell’XI Corpo d’Armata, commentò che nell’area di Lubiana annessa all’Italia “si ammazza troppo poco”. Estate/autunno: la tragica stagione del massacro della popolazione slovena dell’area di Lubiana (1.800 morti).

1941-1943, dal 6 aprile 1941 all’8 settembre 1943, l’esercito italiano e le Camicie Nere, si resero colpevoli di veri e propri crimini di guerra: fucilazioni in massa, incendi di villaggi, rappresaglie di ogni tipo, deportazioni. Nessuno degli aguzzini italiani è stato processato per quanto commesso e tutto è stato vergognosamente coperto e dimenticato.

8 settembre 1943, presenti nell’area circa 100.000 militari italiani che, per mancanza di guida, vengono sopraffatti da 5-6.000 tedeschi. In molti casi gli italiani parteciparono alla repressione delle manifestazioni popolari seguite all’annuncio dell’armistizio. Ondata di violenza dei partigiani sloveni e croati, nelle zone liberate temporaneamente dell’Istria, con l’eliminazione fisica degli italiani compromessi con il regime, ma anche semplici sospettati o semplicemente perché italiani, e gettati nelle “foibe istriane”. I primi recuperi di salme si ebbero in Istria tra l’ottobre 1943 e il febbraio 1945, ad opera dei VV. FF. di Pola, coadiuvate dai minatori di Arsa, con iniziative ufficiali volte ad individuare i luoghi dove si erano consumate le stragi più gravi per restituire le salme alle famiglie. Da una dozzina di foibe furono estratte 217 salme, 134 identificate. Recuperi più consistenti furono effettuati negli anni ’90, ad opera di speleologi sloveni, in particolare nelle cavità poste sulle alture tra Trieste e Caposistria. Le vittime totali sono state stimate in circa 600.

15 settembre 1943, i tedeschi creano due zone amministrative nella parte nord orientale dell’Italia: l’Alpenvorland (province di Bolzano, Trento e Belluno), e l’Adriatiches Kusterland ( province di Udine, Pordenone, Gorizia, Trieste, Lubiana, Pola e Fiume), sotto il comando dell’Alto Commissario, il Gaulaiter di Salisburgo, Friedrich Rainer, premessa per l’annessione dell’area al III Reich. Inizia una durissima repressione antipartigiana con gravi limitazioni nelle espressioni italiane (movimento di persone, stampa e altro), con l’appoggio subordinato ma con feroce zelo, dei fascisti, basato sulla tortura. Il 25 luglio 1943, si era instaurato a Trieste un Comitato antifascista, represso violentemente dai nazisti.

3 aprile 1944, fucilati dai nazisti 72 ostaggi (martiri di Opicina).

29 aprile 1944, impiccati dai nazifascisti alle finestre e lungo la scalinata di un albergo, 51 ostaggi (martiri di Ghega).