Fosse Ardeatine

IL TERRORE CONTINUA

Su tutto gravava la cappa del terrore nazista, e gli strumenti ancora perfetti e non logorati della polizia provvista di una larga rete di confidenti e di spie. Annidato nelle caverne del Socrate, il maresciallo KESSERLING sorvegliava personalmente “l’ordine pubblico” nella capitale, emanando una serie di proclami, ora minacciosi, ora allettanti. E se ne videro ben presto gli effetti. Il 7 ottobre 1943, furono catturati nelle caserme di Roma e deportati in Germania 1500 carabinieri, rei soltanto di “delitto di pensiero”, cioè di conservarsi nel loro intimo fedeli al giuramento prestato al re. Il 16 ottobre furono catturati nel ghetto e deportati in Germania, 2091 ebrei, rei soltanto di essere nati da un seme diverso da quello delle SS naziste.

Nel dicembre del 1943 Roma vide la più “gigantesca caccia all’uomo” che mai sia stata fatta in Italia. Migliaia e migliaia di cittadini furono rastrellati nelle strade e trasferiti, nel migliore dei casi, al lavoro obbligatorio nelle retrovie germaniche. E Roma raggiunge ben presto un altro triste primato, quelle delle camere di tortura : via TASSO affidata alle SS di KAPPLER, la pensione IACCARINO covo del criminale fascista KOCH : due nomi il cui solo ricordo suscita orrore e odio per i carnefici, pietà e orgoglio per i patrioti. Due nomi che ancora rievocano il tragico calvario di centinaia e centinaia di patrioti romani.

VIA RASELLA FINO AI TEMPI NOSTRI

L’attentato di via RASELLA fu un atto di guerra e non una strage. Lo ha deciso la prima sezione penale della Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso presentato dai legali dei tre partigiani PASQUALE BALSAMO, ROSARIO BENTIVEGNA, e CARLA CAPPONI, contro l’ordinanza di archiviazione disposta dal GIP di Roma, MAURIZIO PACIONI, il 16 aprile 1998.

E’ una sentenza importante. Il GIP aveva deciso l’archiviazione, si, ma con una sentenza che affermava “l’estinzione del reato per amnistia”. Era una formula che non poteva naturalmente soddisfare i tre partigiani, né la memoria e la sensibilità di chiunque avesse collaborato all’azione. BALSAMO, BENTIVEGNA e CAPPONI erano stati denunciati dal familiare di una vittima civile dell’esplosione. La suddetta amnistia poteva essere valida solo in rapporto a un reato, mentre i partigiani ritenevano di aver compiuto, come si diceva, un “atto di guerra”. La Cassazione ha dato loro ragione. Con questa decisione si chiude un cinquantennio di vergognose speculazioni e di attacchi denigratori contro i partigiani che hanno condotto l’azione di via RASELLA. E cade miseramente un’azione giudiziaria che, come ha scritto la Cassazione, aveva i crismi dell’abnormità giuridica e storica.

ROMA “CITTA’ APERTA”

Dichiarata “città aperta” il 10 settembre 1943, luogo nel quale non dovevano svolgersi attività militari, Roma fu l’unica città italiana ad essere liberata senza la partecipazione attiva del movimento partigiano, cioè senza il manifestarsi della sollevazione popolare che anticipasse o comunque accompagnasse l’ingresso delle truppe alleate nella loro risalita della penisola.

L’ingresso delle truppe alleate avvenne nella giornata del 4 giugno 1944, dopo febbrili trattative tra tedeschi e alleati presso la sede vaticana.

foto3