Cronologia 1915 - 1938

1925

3 gennaio, discorso di Mussolini alla Camera che si assume la piena responsabilità di quanto è avvenuto durante il suo governo. Si dichiara pronto a scatenare un nuovo squadrismo per distruggere definitivamente ogni forma di opposizione. Quattro ministri si dimettono, i liberali Casati e Sarrocchi e i fascisti Oviglio e De Stefani.

4 gennaio, disposizione ai prefetti per ricondurre all’obbedienza tutti i dirigenti del partito fascista. Vietata qualsiasi manifestazione pubblica. Vengono date precise direttive per lo scioglimento immediato di associazioni ritenute sovversive.

6 gennaio, al posto di Oviglio diventa ministro della giustizia Alfredo Rocco.

8 gennaio, con un manifesto l’Aventino conferma l’opposizione morale al fascismo.

12 gennaio, disegno di legge che vieta le associazioni segrete, provvedimento contestato da Antonio Gramsci nel suo primo ed unico discorso alla camera, perché “pretesto per stritolare legalmente le associazioni che si oppongono al potere fascista”. Nell’occasione Gramsci contestò il significato rivoluzionario del fascismo: “Rivoluzione è solo quella che porta al potere una nuova classe dirigente. Il fascismo non si basa su nessuna classe che non fosse già al potere. La rivoluzione fascista è solo sostituzione di personale amministrativo”.

12 febbraio, Farinacci viene nominato segretario generale del PNF. Inizia i lavori la commissione mista per la riforma della legislazione ecclesiastica

18 febbraio, Giovanni Gentile fonda l’Istituto Treccani per l’Enciclopedia Italiana.

2 marzo, vengono sospesi i vertici dell’Associazione Nazionale Combattenti, per la loro posizione indipendente nei confronti del fascismo.

21 aprile, manifesto degli intellettuali fascisti redatto da Giovanni Gentile, che giustifica fini e metodi del fascismo. Si introduce un frasario pomposo che caratterizzerà la propaganda fascista fino alla caduta del regime. Sul piano lessicale assumono particolare importanza i sostantivi di origine romana, che si ritrovano nei termini base “fascio-littorio” e “duce” e poi in tutta la terminologia di specifica derivazione militare “manipolo”, “falange”, “coorte”, “centurione”, “legioni”, “gesta”, “gladio”, “labari”, “seniore”, “console” oltre s’intende “urbe”, “impero”, ecc. usati anche in senso traslato. Il rilievo retorico conferito alla lingua dall’uso permanente di queste parole viene ulteriormente accentuato dall’impiego costante di altre parole di uso più comune, cui la frequenza e la stessa intenzione attribuiscono però una vibrazione di nuovo genere. Tali sono ad esempio “stirpe”, “genio”, “gloria”, “vittoria”, “trionfo”, “patria”, “battaglia”, “eroi”, “disciplina”, “fede”, “rivoluzione”, “spirito”, “sacrificio”, “dedizione”, “cuore”, “martire”, “civiltà”, tutte chiamate a indicare fatti e cose di parte fascista. Ma altrettanto stereotipata è la terminologia riservata agli avversari politici, per i quali tuttavia si passa, con gli anni, dalle vecchie e classiche ingiurie : “rinnegati”, “disertori”, “mestatori”, “traditori”, “sovversivi”, “vili”, ecc. ai neologismi, “pennivendoli”, “panciafichisti” , “demoplutogiudaici”, ecc. Dalle parole base dello stile fascista derivano locuzioni fisse quali “ora del destino”, “sacri diritti”, “genio della stirpe”, “suolo della Patria”, “spirito di sacrificio”, “spirito mussoliniano”, “colli fatali”, “gesta gloriose”, “i gagliardetti garriscono”, “le vie sono pavesate”, “la gioventù è fiera” o “balda”, “il popola fa ala”, “il duce è fatto segno”, ecc., in una variazione fortissima entro termini ristretti, onde nasce una caratterizzazione molto intensa. E questo basti per non dilungarci e cadere nel ridicolo, sulle espressione usate per descrivere e magnificare la persona di Mussolini.

1 maggio, al manifesto risponde Benedetto Croce che ricorda agli intellettuali fascisti che “varcare i limiti imposti dal proprio ruolo, contaminare politica e letteratura, politica e scienza, è un errore, che, quando poi si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà, non può dirsi un errore generoso. Chiamare contrasto di religione l’odio e il rancore ai componenti degli altri partiti il carattere d’italiani e li ingiuria stranieri, e in quest’atto stesso si pone esso stesso agli occhi di quelli come straniero e oppressore, e introduce così nella vita della Patria i sentimenti e gli abiti che sono propri di altri conflitti; nobilitare col nome di religione il sospetto e l’animosità sparsi dappertutto, che hanno tolto perfino ai giovani dell’università l’antica e fidente fratellanza nei comuni e giovani ideali, e li tengono gli uni contro gli altri in sembianze ostili, è cosa che suona, a dir il vero, come una assai lugubre facezia...La presente lotta politica in Italia varrà, per ragioni di contrasto, a ravvivare e a fare intendere in modo più profondo e più concreto al nostro popolo il pregio degli ordinamenti e dei metodi liberali, e a farli amare con più consapevolezza. E forse un giorno, guardando serenamente al passato, si giudicherà che la prova che ora sosteniamo, aspra e dolorosa a noi, era uno stadio che l’Italia doveva percorrere per rinvigorire la sua vita nazionale, per compiere la sua educazione politica, per sentire in modo più severo i suoi doveri di popolo civile”.

1 giugno, la banca Morgan di New York, concede all’Italia un prestito di 50 milioni di dollari.

19 giugno, la Camera approva una legge per l’epurazione della burocrazia da funzionari che non diano piena garanzia al regime.

20 luglio, Giovanni Amendola viene aggredito a Serravalle Pistoiese. Le ferite lo porteranno alla morte nel 1926.

24 luglio, “la battaglia del grano”, comincia con il ripristino del dazio sul raccolto.

18 agosto, la Fiat firma un accordo con la Commissione Interna per un aumento salariale. Subito i fascisti costringono i membri della commissione interna a dimettersi.

29 settembre, la “Stampa” di Torino è sospesa dal prefetto fino al 9 novembre.

2 ottobre, accordo tra Confindustria e corporazioni fasciste: solo queste due entità possono trattare questioni di lavoro. Le commissioni interne sono sciolte.

5 ottobre, il Gran Consiglio impone a Farinacci di smobilitare gli squadristi dopo che da alcuni giorni stanno compiendo continui attacchi in Toscana.

8 ottobre, progetto di legge che fa scomparire la figura del sindaco elettivo, sostituito da un podestà di nomina prefettizia.

3 novembre, cessa la pubblicazione, dopo continui sequestri, il “Popolo” organo del PPI.

4 novembre, il Partito Socialista Unitario è sciolto. Il suo giornale “La giustizia” sospeso. I componenti del PSU danno vita al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani. Vengono chiuse tutte le logge massoniche che fanno capo a Palazzo Giustiniani e viene messa “sotto tutela”, quella di Piazza del Gesù.

8 novembre, il prefetto di Milano sospende “l’Avanti” e “l’Unità”.

10 novembre, il prefetto di Torino, sospende “La rivoluzione liberale” di Piero Gobetti.

12 novembre, la Confindustria accetta di essere definita “fascista”, e un suo membro è integrato nel Gran Consiglio del fascismo.

14 novembre, la banca Morgan accorda al governo italiano un prestito di 100 milioni di dollari.

27 novembre, imposto alle amministrazioni pubbliche il saluto fascista romano.

28 novembre, i fratelli Albertini lasciano la proprietà e la direzione del “Corriere della Sera”. Con loro cessano ogni collaborazione Luigi Einaudi, Carlo Sforza, e altri prestigiosi intellettuali.

1 dicembre, rinviati a giudizio gli esecutori materiali del delitto Matteotti.

24 dicembre, legge sulle prerogative del capo del governo: non è più responsabile di fronte al Parlamento ma solo di fronte al re, l’unico che può dimetterlo. Può emanare norme giuridiche senza chiedere l’approvazione del Parlamento. Può nominare e revocare i ministri.

31 dicembre, nuova legge sulla stampa che prevede un direttore responsabile riconosciuto dalla Stato. Molti giornali sospendono immediatamente le pubblicazioni.