Cronologia 1915 - 1938

1922

18 gennaio, don Sturzo celebra a Firenze il 3° anniversario del PPI e si compiace del fatto che “il fascismo si sia difeso dalle insidie Giolittiane e dagli abbracci democratici”.

22 gennaio, muore Benedetto XV.

25 gennaio, Luigi Facta, è nominato primo ministro in sostituzione di Ivanoe Bonomi. Sarà l’ultimo governo prima dell’avvento del fascismo.

6 febbraio, Achille Ratti, arcivescovo di Milano, viene eletto papa con il nome di Pio XI.

21 marzo, la Camera vota a favore di una mozione socialista contro le violenze fasciste. Giolitti vota contro.

12 maggio, a Ferrara oltre 40.000 rurali fascisti agli ordini di Italo Balbo, occupano la città, una delle tante prove che preparano la marcia su Roma.

20 maggio, analoga manifestazione si svolge a Rovigo.

3 luglio, gli squadristi pugliesi invadono il municipio di Andria.

5/13 luglio, terrore fascista a Cremona sotto la guida di Farinacci.

12 luglio, gli squadristi romani occupano Viterbo. Attacchi e uccisioni nel Pavese e nel Novarese.

19 luglio, voto di sfiducia contro il governo Facta. Mussolini minaccia: se dalla crisi nascerà un governo antifascista, il fascismo risponderà con l’insurrezione.

6 luglio, nove morti a Ravenna dopo un assalto contro le cooperative e le associazioni repubblicane.

1 agosto, sciopero generale contro le azioni squadristiche fasciste. Mussolini lancia un ultimatum. Se il governo non reagirà, saranno i fascisti a restaurare l’ordine ad ogni costo.

2 agosto, nuova ondata di violenze fasciste in tutto il Nord e il Centro Italia.

3 agosto, squadristi milanesi, mantovani, pavesi e cremonesi, occupano a Milano il comune. La magistratura afferma di non aver elementi per procedere. Dal balcone di palazzo Marino si affaccia D’Annunzio sventolando la bandiera del Timavo (usata nell’avventura di Fiume). La sede dell’Avanti è distrutta. Sei i morti nella giornata.

4/5 agosto, due giorni di scontri a Genova con la distruzione delle tipografie e delle sedi di cooperative.

4/8 agosto, Parma si difende e respinge i fascisti calati da tutta la regione. Otto i morti.

9 agosto, il governo Facta ottiene la fiducia.

13 agosto, il PNF riunito a Milano chiede lo scioglimento della Camera.

21 settembre, Mussolini a Udine espone il programma fascista. Tra l’atro afferma “la violenza è qualche volta morale, e quando è risolutiva di una situazione cancrenosa, è sacrosanta necessità”.

23 ottobre, concentramento a Perugia di diecimila fascisti dell’Umbria.

24 ottobre, concentramento di quarantamila fascisti a Napoli, Viene preannunciata la “marcia su Roma”. Mussolini afferma che la Camera non rappresenta più la voce del Paese. Poi riparte per Milano affidando le operazioni ai quadrunviri Emilio De Bono, Michele Bianchi, Italo Balbo e Cesare Maria De Vecchi, nel quartier generale di Perugia.

27ottobre, i ministri si dimettono. Il primo ministro Facta presenta le sue dimissioni che il re respinge. E’ proclamato lo stato d’assedio nazionale.

28 ottobre, settantamila fascisti marciano su Roma. Il re accetta le dimissioni di Facta e affida l’incarico ad Antonio Salandra. Viene revocato lo stato d’assedio.

29 ottobre, Vittorio Emanuele III incontra Benito Mussolini e gli affida l’incarico di formare il governo. Lo Stato liberal-risorgimentale muore e i suoi epigoni sperano di salvarlo affidandolo senza emozione a un gruppo di banditi. Il capo di questi banditi ha promesso ai “padroni del vapore” i seguenti benefici: abolizione della nominatività dei titoli di Stato, applicazione dell’imposta di ricchezza mobile sui salari e riduzione delle retribuzioni ai dipendenti delle aziende di Stato, divieto di concedere in gestione altre terre incolte alle cooperative, libertà di disdetta dei contratti agrari, soppressione della tassa di successione e dell’imposta sui beni di lusso, scioglimento della Commissione d’inchiesta istituita per indagare sui superprofitti di guerra. Inoltre sfoltimento del personale ferroviario con 36.000 licenziamenti, revisione del personale impiegatizio assunto di ruolo dopo il 1915, abolizione della “Festa del Lavoro”del 1° maggio, abrogazione del monopolio statale delle “assicurazioni sulla vita”, passaggio della rete telefonica ai privati, riduzione dell’imposta sugli amministratori e sui dirigenti delle società commerciali, riduzione dell’imposta sui fabbricati, riduzione della imposta di Ricchezza Mobile anche per i redditi di puro capitale, sblocco dei fitti. E in prospettiva il divieto di sciopero e di organizzazione sindacale diversa dalle corporazioni fasciste.

31 ottobre, Mussolini forma il suo primo governo che comprende anche popolari, liberali, un radicale e due militari.

16 novembre, presentazione alla Camera del nuovo governo. Dal discorso di Mussolini. “Lascio ai melanconici zelatori del supercostituzionalismo il compito di dissertare più o meno lamentosamente su ciò. Io affermo che la rivoluzione ha i suoi diritti. Aggiungo, perché ognuno lo sappia, che io sono qui a difendere e potenziare al massimo grado la rivoluzione delle camicie nere, inserendola intimamente come forza di sviluppo, di progresso e di equilibrio nella storia della Nazione. Mi sono rifiutato di stravincere e potevo stravincere. Mi sono imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza è quella che non vi abbandona dopo la vittoria. Con trecentomila (sic) giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il fascismo. Potevo fare di questa aula sorda e grigia un bivacco di manipoli; potevo sprangare il Parlamento e costituire un governo esclusivamente di fascisti. Potevo, ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto. Ho costituito un governo di coalizione, e non già con l’intento di avere una maggioranza parlamentare, della quale posso oggi fare benissimo a meno, ma per raccogliere in aiuto della Nazione boccheggiante quanti, al di sopra delle sfumature dei partiti, la stessa Nazione vogliono salvare…”. Il programma è approvato con 306 voti a favore e 116 contrari.

11 dicembre, istituzione del Gran Consiglio del Fascismo.

18 dicembre, assaltata la Camera del Lavoro di Torino con 22 morti e decine di feriti. La strage di Torino serve come test per misurare l’efficienza di una strategia terroristica in evoluzione con l’esordio della organizzazione segreta OVRA chiamata la “ceka di Mussolini”, destinata a compiere missioni speciali contro le opposizioni, guidata dal famigerato Piero Bradimarte (responsabile del pestaggio di Bruno Buozzi e dell’attentato al dirigente comunista Mario Montagnana). Le squadre fasciste entrano in azione il 18 dicembre e per tre giorni tengono in pugno la città mentre la questura tiene inattive nelle caserme le guardie regie. I fascisti assaltano ed incendiano la camera del Lavoro, il circolo ferrovieri, il circolo Carlo Marx. Devastano la redazione di “Ordine Nuovo” di Gramsci, danno la caccia agli antifascisti per le strade di Torino, li uccidono a pugnalate.

23 dicembre, decreto di amnistia per i reati politici e militari.

28 dicembre, comincia il vero “colpo di stato”. Il governo emana un decreto che scioglie la Guardia Regia (che in varie occasioni aveva manifestato ostilità al fascismo), e vieta ogni formazione con caratteristiche militari. Contemporaneamente Mussolini crea la “Milizia Volontaria per la salvezza nazionale” che sarà ufficializzata con decreto legge ai primi di gennaio 1923. Seguono ammutinamenti e scontri con morti e feriti tra guardie regie congedate e squadre fasciste, carabinieri e reparti dell’esercito. Fatti che vengono censurati e poi dimenticati.