Cronologia 1915 - 1938

1919

L’occupazione delle fabbriche in quello che fu chiamato “biennio rosso”, 1919/1920, portò ad uno scontro durissimo che fu represso con le serrate, i licenziamenti, la repressione poliziesca, militare e quadristica. Le promesse fatte in periodo di guerra non furono onorate. Ciò alimentò un diffuso malcontento tra gli ex combattenti di cui si fece interprete il nascente fascismo, che animato da iniziali ipotesi rivoluzionarie per il cambiamento, raccolse nelle sue file ufficiali, arditi, capimanipolo, capipopolo, ma anche avventurieri e violenti, disposti a tutto pur di conquistare uno spazio e un ruolo, egemone e di comando sul territorio. Sulla scia di questi avvenimenti, Mussolini all’indomani della fine della Grande Guerra, fonda a Milano i “fasci di combattimento” (23 marzo 1919), annunciati dal suo giornale “Il popolo d’Italia”, il 2 marzo. Il movimento trova fertile terreno in un’economia già votata al “corporativismo” imposto durante la guerra con l’attribuzione di ruoli decisivi ai soggetti sociali protagonisti del processo di industrializzazione (che durante la guerra ebbe sviluppi impressionanti in tutti i settori di nuova tecnologia: industria meccanica, chimica e di produzione di energia, con la coorte di tutte le professioni tecnico/amministrative di supporto). Lo Stato delegava così parti importanti di sua competenza a organizzazioni di interesse privato: gli industriali furono associati ai militari per il coordinamento delle commesse militari e l’assegnazione delle materie prime e le fonti di energia. Il salto di qualità nell’intervento dello Stato nei settori economici e nella mediazione dei conflitti sociali, il riconoscimento delle organizzazioni di interesse e il loro inserimento nei processi decisionali pubblici, rappresentarono un’esperienza nuova ed importante destinata a fornire più di un punto di riferimento al corporativismo fascista. Da questo processo fu escluso in modo significativo l’interesse dei lavoratori, che fu totalmente sottratto alla libera associazione per diventare strumento di inquadramento e ricerca di consenso, controllato dal regime che si stava instaurando. Il consenso in ambiente militare dei “fasci di combattimento, ha una vasta documentazione di riferimento. Per sintesi basta citare il rapporto del sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito, maggiore generale Scipioni, al Comando Supremo, del 5 giugno 1919: “Lo sviluppo della propaganda rivoluzionaria, a Torino ha trovato terreno più facile per la mancanza di reazione attiva che non ad esempio a Milano ove l’opera di Mussolini e dei suoi seguaci serve in sostanza a controbatterla”.

La violenza dei “fasci di combattimento” con il tacito e in molti casi esplicito consenso dei militari, delle autorità civili (prefetti, questori), e il supporto logistico ed economico di industriali e agrari, si sviluppò tumultuosa contro persone e cose con azioni criminali. Il 15 aprile 1919, la prima azione quadristica di fascisti ed arditi: viene devastata la redazione milanese dell’Avanti. In precedenza, il 17 gennaio 1919, don Luigi Sturzo aveva fondato il “Partito Popolare Italiano”, seguito dalla revoca di papa Benedetto XV del “non expedit”, del 1871 di papa Pio IX, che vietava la partecipazione dei cattolici alla vita pubblica italiana. Nel congresso del 14 giugno, Alcide De Gasperi viene eletto presidente. Nel febbraio 1919, la mediazione all’interno del Consiglio Superiore del Lavoro, raggiunge l’accordo sull’orario di 8 ore senza un’ora di sciopero

Nel giugno 1919, inizia una grande ondata di scioperi che si estendono rapidamente a tutta Italia, contro il rincaro del costo della vita. Si verificano saccheggi e assalti ai negozi, espropri diffusi, mobilitazione di braccianti e contadini, scioperi e manifestazioni che continueranno anche nel 1920.

16 novembre, nelle elezioni il PPI ottiene 100 deputati, 156 i socialisti, 235 i liberali, demoliberali, radicali, social riformisti e liste miste, 17 i combattenti , i fascisti nessuno.

1920

Nel febbraio nascono i Consigli di Fabbrica e si intensificano le agitazioni operaie sui problemi del salario e delle condizioni di lavoro. La Fiat il 1° marzo proclama la serrata. In contrapposizione alla Cgdl (Confederazione Generale del Lavoro), e in particolare ai Consigli di Fabbrica, nasce la Confederazione Generale dell’Industria.

24 maggio , scontri a Roma tra studenti nazionalisti e guardie regie, con morti e feriti.

24/25 maggio, il congresso di Milano dei “fasci di combattimento”, mette a punto il programma delle azioni squadristiche: a partire da luglio cominceranno gli attacchi alle sedi socialiste e sindacali. Si parte da Trieste e Venezia Giulia, con attacchi e distruzione di sedi di associazioni slovene e croate, con l’appoggio delle autorità militari italiane da poco insediate.

30 agosto, serrata padronale all’Alfa Romeo. La Fiom replica chiamando all’occupazione delle fabbriche. Il padronato metallurgico proclama la serrata in tutta Italia. Comincia in Piemonte e si estende rapidamente l’occupazione delle fabbriche. Si moltiplicano le azioni squadristiche contro le Camere del Lavoro, le cooperative, le leghe e le sedi socialiste. Autorità militari e di polizia appoggiano gli squadristi, li armano, garantiscono loro completa impunità. Industriali ed agrari li finanziano.

9 settembre, accordo di massima sulle rivendicazioni salariali e sulle funzioni di controllo operaio dei Consigli di Fabbrica.

24 settembre, l’ufficio informazioni dello Stato Maggiore dell’Esercito, emana la Circolare Caleffi che sottolinea “i fasci di combattimento” sono ormai da considerarsi come “forze vive da contrapporre dove necessario agli elementi antinazionali e sovversivi”.

20 ottobre, il ministro della guerra Ivanoe Bonomi, emana una circolare: gli ufficiali in fase di smobilitazione che si fossero iscritti ai “fasci di combattimento” per controllarli e guidarli, avrebbero ricevuto i quattro quinti del loro stipendio. Molti reduci, specialmente quelli provenienti da ranghi degli ex “arditi”, si unirono così alle squadre fasciste. Essi erano orgogliosi della vittoria militare che avevano conquistato, ma si sentivano umiliati per non aver ricevuto dal governo ciò che ritenevano fosse loro “dovuto”. Anche numerosi studenti e giovani avidi di avventura e azione, contrariati dalle crescenti richieste salariali dei lavoratori, contrapposta alla loro crescente miseria e inanità, si unirono alle squadre fasciste, così come numerosi violenti e fannulloni, semicriminali, in particolare delle città del Nord, con Milano in testa,

24 novembre, i fascisti attaccano Bologna mentre si festeggia l’elezione del nuovo sindaco socialista. Dieci morti e oltre cinquanta feriti. Il decesso del consigliere nazionalista avv. Giordani, provoca una violenta campagna di stampa contro i “bolscevichi”, ritenuti responsabili della morte del “patriota”.

20 dicembre, a Ferrara le proteste contro il pestaggio del deputato socialista Niccolai, danno il pretesto ad una violenta contromanifestazione fascista. Un ignoto cecchino spara dalle finestre del castello. Cadono uccisi tre fascisti e un socialista. Si scatena una serie impressionante di azioni squadristiche, aggressioni, pestaggi, uccisioni. Il governo scioglie numerose amministrazioni locali.

1921

21 gennaio, a Livorno nasce il Partito Comunista d’Italia. Si scatena lo squadrismo fascista. Nel primo semestre dell’anno saranno distrutte 17 tipografie e sedi di giornali, 59 case del popolo, 119 Camere del Lavoro, 107 cooperative, 83 leghe contadine, 8 società di mutuo soccorso, 141 sezioni socialiste e comuniste, 100 circoli culturali, 10 biblioteche e teatri popolari, una università popolare, 28 sedi centrali sindacali, 53 circoli ricreativi operai.

3 febbraio, la Camera respinge la mozione socialista contro le violenze fasciste, illustrata da Giacomo Matteotti.

27 febbraio, il Parlamento approva la legge Soleri per l’abolizione del prezzo politico del pane.

23 marzo, un attentato al cinema Diana di Milano provoca 21 morti e duecento feriti . La colpa viene attribuita agli anarchici: è l’occasione per una intensa campagna “anti bolscevica”.

15 maggio, nelle elezioni il blocco nazionale ottiene 265 seggi (ne fanno parte i liberali, nazionalisti, radicali, fascisti con 34 seggi, e altre formazioni), socialisti 123, comunisti 15, PPI 108.

6 luglio, nascono a Roma gli Arditi del Popolo, con l’obiettivo di autodifesa armata delle sedi e delle manifestazioni popolari dagli assalti fascisti. Contro di loro, sarà rapida ed articolata la repressione del governo di Ivanoe Bonomi, succeduto all’ennesimo tentativo di Giolitti di formare un governo stabile.

21 luglio, una squadra di 500 fascisti guidata da Amerigo Dumini (che nel ’24 assassinerà Matteotti), occupa la stazione di Sarzana e viene affrontato da 11 carabinieri che aprono il fuoco. Vengono uccisi 18 fascisti, gli altri fuggono per le campagne inseguiti dalla popolazione.

22 luglio, Mussolini ripropone il patto di pacificazione tra fascisti e socialisti che viene firmato il 2 agosto con la mediazione di Enrico De Nicola.

16 agosto, il congresso dei fasci emiliani e romagnoli respinge il patto di                                             pacificazione. Mussolini e Cesare Rossi si dimettono dalla Commissione esecutiva dei fasci.

27 agosto, il Consiglio nazionale fascista respinge le dimissioni di Mussolini e Cesare Rossi.

6/7 settembre, rastrellamento nelle case degli Arditi del Popolo da parte dei carabinieri

12 settembre, spedizione fascista a Ravenna, tollerata dal prefetto nonostante le proteste del deputato socialista Baldini.

18/19 settembre, conflitto a fuoco a Pisa tra fascisti e Arditi del Popolo.

26 settembre, a Mola di Bari assassinato da studenti fascisti il deputato socialista Giuseppe di Vagno.

27 settembre, a Modena le guardie regie sparano su una colonna di fascisti uccidendo sette persone.

17 ottobre, dodici morti e numerosi feriti in scontri causati da fascisti in Toscana, Umbria, Emilia, Veneto, e nel Cremonese.

7 novembre, il 3° Congresso dei Fasci, costituisce il PNF, Partito Nazionale Fascista. Il programma propone la riduzione delle funzioni dello Stato e del Parlamento e il trasferimento di poteri ai Consigli tecnici nazionali, eletti dalle Corporazioni.