Come si arriva alla COSTITUZIONE

1947

3-7 gennaio viaggio di De Gasperi negli USA, viene imposta l’esclusione dal governo del PCI e PSI.

2 febbraio terzo governo De Gasperi (DC, PSI, PCI, Indipendenti, non partecipano il PRI e PSLI uscito dal PSI).

1 maggio strage a Portella della Ginestra di un comizio CGIL ad opera del bandito Giuliano.

31 maggio quarto governo De Gasperi (DC, PLI, Indipendenti, con l’appoggio esterno dell’Uomo Qualunque, nuova formazione di destra), con PCI e PSI all’opposizione.

22 dicembre l’Assemblea Costituente approva il testo definitivo della Costituzione in un’atmosfera di grande unità politica. Le istanze politiche e sociali contenute nella Costituzione rispecchiano i principi che animarono gli uomini della Resistenza : a questi principi ricorrerà negli anni ogni italiano a cui stiano a cuore l’indipendenza nazionale, la libertà e il benessere del suo popolo. Dopo l’approvazione, la proclamazione del voto finale, l’ultimo saluto del presidente Umberto Terracini, fu il ricordo della Resistenza. Erano le 19 del 22 dicembre.

27 dicembre pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la Costituzione della Repubblica Italiana che entrerà in vigore il 1° gennaio 1948.

1948

1 gennaio l’Assemblea Costituente eletta nelle elezioni del 1946, ha dato al Paese il
più alto ed efficiente strumento per la più onesta e corretta regolazione possibile della vita del Paese, nell’interesse di tutti e non per corrispondere interessi di parte : la Costituzione con le sue radici antifasciste basate sui valori di eguaglianza, solidarietà, partecipazione, pace e libertà che la legittima è il risultato più alto consacrato dalla fatica, dai sacrifici e dal dolore di tante generazioni del nostro Paese. Un testo studiato e imitato in tutto il mondo.

Per quanto avvenuto dopo l’entrata in vigore della Costituzione, fino a giungere ai nostri giorni, nella continua contesa tra “conservatorismo” e “riformismo” del testo originale, si può ricorrere ad una breve periodizzazione.

Dal 1948 all’inizio degli anni ’90, la Costituzione è stata alla base della repubblica dei partiti che l’aveva prodotta (arco costituzionale), anche se a partire dagli anni ’70 erano iniziati i primi dibattiti sulle riforme con proposte che vanno dalla “grande riforma” socialista a “proposte velleitarie” delle forze di destra tradizionalmente anticostituzionali, che si richiamavano comunque allo spirito della legge fondamentale. Tutto ciò è radicalmente cambiato dopo la crisi della Repubblica dei partiti (ricordata come prima repubblica), con una vera e propria azione di demolizione dell’intero impianto costituzionale, come annunciato all’indomani della vittoria di Berlusconi, Fini e Bossi nel 1994, in favore di una “seconda repubblica”. E’ iniziata allora la lotta a difesa della Costituzione, inaugurata dall’azione di Giuseppe Dossetti, che ha attraversato gli anni ’90 e buona parte del decennio successivo, fino ad arrivare alla riforma approvata in solitudine dal centrodestra nel 2005, la Costituzione di una parte (praticamente inesistente nel 1948), quella dei vincitori di una tornata di elezioni politiche. Progetto che venne sconfitto nel referendum costituzionale del 25/26 giugno 2006.

Chiuso questo secondo periodo, si è oggi nel terzo nel quale c’è la consapevolezza che una sola parte non può imporre modifiche, che i principi fondamentali devono essere difesi e rispettati, che tuttavia è necessario apportare modifiche alla seconda parte del dettato costituzionale per rendere più funzionale l’organizzazione delle strutture legislative, esecutive e giudiziarie che regolano la vita del nostro Paese. Resta sullo sfondo uno temi sui quali la discussione si è persa per strada cioè la completa attuazione di molti punti fondamentali che la Costituzione Repubblicana indica in modo netto ed inequivocabile.

L’ANPI ha nel suo Statuto costitutivo la finalità di “concorrere alla piena attuazione, nella legge e nel costume, della Costituzione Italiana, frutto della Guerra di Liberazione, in assoluta fedeltà allo spirito che ne ha dettato gli articoli”, impegno ribadito con forza ed autorevolezza nel documento finale del XV Congresso Nazionale svolto a Torino nel 2011.

Costituzione da riformare ?

La risposta è si ! La Costituzione richiede modifiche importanti nelle parti che regolano la funzionalità delle istituzioni con una diminuzione ragionevole dei costi eliminando doppioni rivelatisi ormai inutili, riducendo in modo sensibile i parlamentari nazionali e regionali, riducendo i tempi, disagi e costi per i cittadini relativi all’amministrazione della Giustizia, mantenendo fermi i capisaldi della distribuzione dei poteri, l’autonomia della Giustizia dal potere esecutivo, il ruolo centrale del Parlamento con eletti scelti dalla popolazione, con la conseguente necessità di modificare l’attuale legge elettorale che ha fatto disastri enormi sulla credibilità della politica in generale.