Ideologia Nazista e Campi di Concentramento

 

 

 

SE QUESTO E’ UN UOMO

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici :

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza per ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate se questo è stato :

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi ;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

i vostri nati torcano il viso da voi.

Per mia fortuna sono stato deportato ad Auschwitz solo nel 1944, e cioè dopo che il governo tedesco, data la crescente scarsità di manodopera, aveva stabilito di allungare la vita media dei prigionieri da eliminarsi, concedendo sensibili miglioramenti nel tenore di vita e sospendendo temporaneamente le uccisioni ad arbitrio dei singoli.

Perciò questo mio libro, in fatto di particolari atroci, non aggiunge nulla a quanto è ormai noto ai lettori di tutto il mondo sull’inquietante argomento dei campi di distruzione. Esso non è stato scritto allo scopo di formulare nuovi capi di accusa; potrà piuttosto fornire documenti per uno studio pacato di alcuni aspetti dell’animo umano. A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.

Mi rendo conto e chiedo venia dei difetti strutturali del libro. Se non di fatto, come intenzione e come concezione esso è nato già fin dai giorni di Lager. Il bisogno di raccontare agli “altri”, di fare gli “altri” partecipi, aveva assunto fra noi, prima della liberazione e dopo, il carattere di un impulso immediato e violento, tanto da rivaleggiare con gli altri bisogni elementari: il libro è stato scritto per soddisfare a questo bisogno; in primo luogo quindi a scopo di liberazione interiore. Di qui il suo carattere frammentario: i capitoli sono stati scritti non in una successione logica, ma per ordine di urgenza. Il lavoro di raccordo e di fusione è stato svolto su piano, ed è posteriore.

Mi pare superfluo aggiungere che nessuno dei fatti è inventato.

                   Avigliana – Torino, dicembre 1945 / gennaio 1947   Primo Levi

Primo Levi è nato a Torino nel 1919 e pure a Torino è morto nel 1987. Ha sempre lavorato come chimico in una industria torinese, ma la sua fama, ormai immensa su scala mondiale (nei soli Stati Uniti sono state finora vendute duecentomila copie dei suoi volumi), nasce coi suoi libri, con le sue tragiche narrazioni sui campi di sterminio nazisti e colle sue originali creazioni letterarie legate alla scienza.

Nell’inverno 1944-45 Primo Levi fu catturato dai nazisti nelle montagne della Valle d’Aosta dove era andato per fare il partigiano, e deportato nel campo di sterminio di Auschwitz da dove, uno fra i pochissimi, uscì vivo alla fine della guerra.

Introduciamo la visita al campo di concentramento di Mauthausen, programmata per il 15 aprile 2005, invitando a leggere “Se questo è un uomo” di Primo Levi, testimonianza sconvolgente sull’inferno dei Lager, libro della dignità e dell’abiezione dell’uomo di fronte allo sterminio di massa.