Ideologia Nazista e Campi di Concentramento

 

LE IDEE GUIDA DI HITLER

“Il giudeo si comporta secondo il suo scopo, si fonde col popolo e ne mina le basi : combatte col tradimento, con la falsità, tende al traviamento totale in modo da distruggere l’odiato nemico… Il primo dovere non è di formare una costituzione nazionale dello Stato, bensì quello di annientare gli ebrei” (A.Hitler, Mein Kampf, 1924).

“L’ARIANO, RAZZA SUPERIORE”. L’antisemitismo è uno dei fondamenti principali della conoscenza del mondo (la weltanschauung), espressa da Hitler nel suo libro, scritto nel carcere di Landsberg nel 1924, che contiene al tempo stesso un’autobiografia, un saggio teorico e il programma di governo. Il principio fondamentale è la disuguaglianza delle razze : la razza superiore è quella degli ariani, bianchi, biondi, alti e dolicocefali (dal greco dolikhos, lungo, e cefalo, cranio), un tipo fisico molto diffuso in Germania e nell’Europa Settentrionale. Tutta una cultura umana, tutti i frutti dell’arte, della scienza e della tecnica si devono quasi esclusivamente al genio creatore dell’ariano… In virtù di questo fatto è stato lui a fondare l’umanità superiore, e dunque è l’archetipo di ciò che noi intendiamo con la parola “uomo”. E’ il Prometeo della nostra specie. E’ pertanto naturale che spetti agli ariani il dominio del mondo, poiché si tratta di “una razza di padroni” (herrenvolk). In base a questo postulato Hitler sviluppa le sue concezioni politiche nazionali ed internazionali.

“UNO STATO FORTE PER GARANTIRE LA SUPREMAZIA”. Il principio della disuguaglianza delle razze è alla radice della concezione hitleriana dello Stato che deve essere uno strumento atto a garantire “la supremazia della razza superiore, creatrice e portatrice della cultura e della civilizzazione”. Preservare la purezza della razza costituisce un imperativo assoluto : il matrimonio e la maternità non devono avere altro scopo. Per rimanere nella giusta via il popolo deve essere guidato e controllato da un capo ed assoluto. Di qui il rifiuto beffardo e sprezzante e dell’idiozia democratica” a favore del “principio del capo” (fuhrerprinzip) : il capo deve disporre di poteri dittatoriali e soffocare ogni velleità di disubbidienza. Secondo lo stesso assioma, i diritti sovrani esercitati dagli Stati Federali (i Lander), in materia di bilancio o di polizia devono essere aboliti a beneficio di un Reich unificato.

“UN POPOLO, UN IMPERO, UN CAPO”. LO “SPAZIO VITALE” PER LA RAZZA DEI PADRONI. In politica estera, il tedesco di razza superiore deve liberarsi da tutti i vincoli che lo opprimono, e innanzitutto dagli obblighi del trattato di Versailles del 1919, definiti umilianti : le perdite territoriali, il disarmo, il pagamento dei danni di guerra. A occidente l’ariano deve recuperare l’Alsazia e la Lorena dalla Francia, che “è e resta il nemico mortale del popolo tedesco”. Ma soprattutto deve conquistare vasti territori a oriente, al fine di rinnovare le gesta dei Cavalieri Teutonici e assicurare al popolo tedesco uno “spazio vitale” (lebensraum) che gli permetta di condurre in porto la sua missione civilizzatrice e riunire tutte le popolazioni germaniche, naturalmente a scapito dei “popoli di razza inferiore”, specie degli slavi che vivono a quel tempo in quei territori e il cui destino non ha per l’ariano alcuna importanza. Nella concezione Hitleriana, l’esistenza di ogni individuo è infatti subordinata alla sua appartenenza razziale che determina, in modo immutabile, il suo posto nella gerarchia dei popoli e il suo destino. In fondo alla gerarchia si trova l’ebreo, contro il quale Hitler manifesta un odio parossistico. Il suo fanatismo avrà una parte di primo piano nella persecuzione antisemita, anche se questa frenesia non è certo sufficiente per spiegare la concatenazione di atti e provvedimenti che condurranno alla Shoah.

“IL MALE ASSOLUTO”. Hitler definisce gli ebrei “esseri dal sangue impuro”, che costituiscono una razza negativa, portatrice di turpitudine. Per designarli usa frequentemente termini come “bacilli”, “parassiti”, “avvelenatori del sangue altrui”, “propagatori di infezioni”, “sanguisughe”, contro cui bisogna difendersi “come hanno fatto il secolo scorso Pasteur e Koch”. Ritiene che la “sterilità intellettuale” degli ebrei sia assoluta e che siano incapaci di una qualsiasi attività creatrice:  anzi, minano le basi morali, politiche ed economiche dei popoli tra cui vivono per poterli asservire. E’ questo secondo Hitler l’obiettivo fondamentale degli ebrei, che per conseguirlo ricorrono a tutte le armi in loro potere, dallo sfruttamento capitalistico al bolscevismo, nell’intento di estendere a poco a poco la loro influenza per giungere alla “tirannia giudaica economica internazionale”.